La neve grigiastra giaceva ai bordi della carreggiata, come marionette sporche e dismesse ammassate indistintamente le une sulle altre. L’asfalto era una gelida lingua scura, liscia e scivolosa.

L’aria era pungente e tenevo i finestrini ben chiusi con i riscaldamenti a velocità due, dentro il taxi si stava benissimo. Fuori , sotto la luce pallida di un lampione, una coppia formata da un adulto e un bambino, infagottati in pesanti capotti e berretti di lana. L’adulto mentre con una mano si teneva il colletto alzato e ben aderente al collo, con l’altra si agitava vistosamente per farmi segno di fermarmi. Non li invidiavano e anzi mi fermai quasi subito per dare loro un po’ di ristoro.

Salirono in fretta , semi congelati.

:-“ Qui si che si sta bene” – disse il bambino godendosi l’aria calda dell’abitacolo.

:-“ Eh si! Fuori fa veramente freddo oggi.” – gli risposi. – “ Dove siete diretti?” – chiesi a entrambi.

Il bambino strattonò il braccio dell’adulto e lo richiamò all’attenzione chiamandolo ad alta voce :-“ Nonno, nonno”

:-“ Alla stazione centrale , per favore.” – rispose l’anziano.

:-“ mettetevi comodi,ci vorrà circa mezz’ora “ – li informai.

Azionai il tassametro e inizia la corsa, nello stesso momento il bambino estrasse un dispositivo elettronico dalla tasca e lo accese.

Una musica semplice ma ben concepita cominciò a uscire da quella scatolina mentre una fioca luce illuminava il volto del ragazzino in diversi punti , mostrandomi nel buio del retro differenti tratti del suo viso.

Il nonno fece segno al ragazzino di abbassare il volume che per tutta risposta mi chiese :-“ Le da fastidio?”

:-“ No, la melodia è gradevole, di che si tratta?” – gli chiesi incuriosito mentre il nonno sembrava essere indispettito per il comportamento del nipotino.

:-“ è un videogioco portatile, a colori, me lo ha comprato papà.”

:-“ a cosa stai giocando?” – continuai.

:-“ è un giochino datato, la classica situazione in cui una principessa è stata rapita dal cattivo di turno e il protagonista deve affrontare mille peripezie per salvarla. Sono due settimane che ci gioco continuamente e finalmente sono arrivato allo stage finale.

Ho attraversato mondi pieni di insidie, sono caduto migliaia di volte ma puntualmente mi sono rialzato, incurante dei pericoli. Ho affrontato orde di nemici fortissimi, risolto rebus complicatissimi ed ora eccomi qui, nel castello maledetto.”

Mi parlava con trasporto, senza togliere lo sguardo da quel piccolo display, generatore di sogni e avventure.

:-“ Ecco! “- sobbalzò il giovane facendo svegliare il nonno che si era assopito. – “ sono riuscito a entrare nelle segrete del castello, ho sconfitto il drago e adesso mi trovo davanti a un rompicapo. Ci sono tre porte e solo una conduce alla principessa, se si apre la porta sbagliata un congegno malvagio la ucciderà.

Bisogna scegliere la chiave giusta per la serratura giusta. C’è una chiave con l’impugnatura a forma di cuore, una capsula con dentro una rosa e una corona con un diadema rosa a forma di cuore. Quale scelgo?”

Ci pensai sù qualche minuto.

:-“ Ci sono: la corona, alla fine è una principessa e con la corona potrà diventare una regina e insieme regneremo in eterno.” – fece il ragazzo febbricitante.

“Aspetta!” – lo esortai – “hai affrontato nemici formidabili , corso mille pericoli, e ora sei a pochi passi da lei, una corona indica il tuo desiderio inconscio di ricompensa, dopo tutta questa fatica vuoi prenderla in sposa e regnare con lei come un re. Secondo me dovresti prendere la capsula con dentro la rosa perchè le principesse sono delicate e fragili come un fiore ma se ben protette e amate possono prosperare e mostrarsi in tutta la loro bellezza. La ricompensa del tuo viaggio è il poterti prendere cura di lei, fare in modo che possa risplendere protetta dal tuo eterno amore e crescere in piena autonomia.

“Spero tu abbia ragione perché se sbaglio e la principessa muore devo ricominciare tutto da capo!”

Una melodia trionfale risuonò nel taxi e il bambino mi ringraziò buttandomi le braccia al collo, la capsula si era rivelata la scelta giusta.

Arrivammo alla stazione e congedai i miei simpatici clienti; finalmente mi accesi una sigaretta. Fui attratto dalla bancarella di un fioraio fuori la stazione.

Notai tra i tanti mazzetti e composizioni delle capsule di vetro con dentro una rosa rossa, una in particolare recava il nome , scritto in oro, Adele.

Mi avvicinai e chiesi se fosse possibile la consegna a domicilio. L’uomo annuì.

:-“ Cosa devo scrivere nel biglietto?- mi chiese.

:-“ A Onofrio, con immenso affetto, felicitazioni per la tua principessa in arrivo. Mario”