Sapete anche il mio vecchio taxi accusa degli acciacchi! Essendo il mio principale mezzo di sostentamento, a intervalli regolari vado in officina. Porto la mia macchina da Luigi, che non è un moderno “elettromeccanico”, che non ha un’ officina sterile e iper-tecnologica che sembra un lounge bar newyorkese dove non trovi una goccia d’olio per terra nemmeno a pagarla, no no!

Luigi vive appena fuori città, in campagna.

Per raggiungerlo bisogna lasciarsi alle spalle il caos e il rumore della moderna urbanizzazione , e attraversare una tranquilla stradina di campagna, di quelle che in alcuni tratti non sono asfaltate e che a volte se si incrocia una macchina nella corsia opposta bisogna rallentare e salire sull’erba a bordo strada per lasciarla passare.

Anche se fumo da una vita mi accorgo ugualmente che qui l’aria è più pulita, è più leggera e sa di buono.

Il posto è pieno di case isolate. Fazzoletti di terreno con al centro ricamata una casa. Campi coltivati , incolti, solcati dai trattori, pascoli di vacche. Non è difficile, di punto in bianco, trovarsi immersi in un mare vivo di lana bianco e riccioluto, pecore,a decine, che attraversano la strada per raggiungere un altro pezzo di terreno. Belano e aggirano la macchina una dietro l’altra, accompagnate, oltre che dalle imprecazioni del pastore , dal tintinnio costante dei loro campanacci.

Quando mi succede spengo il motore e mi accendo una sigaretta perché l’effetto visivo è molto scenografico e mi piace godermi il momento.

Finalmente giungo al cancello di Luigi. Non c’è nessuna insegna , nessun riferimento, solo una vecchia cassetta della posta e un cartoncino rettangolare con scritto : UOVA FRESCHE.

Lo avviso della mia presenza con due colpi gentili di clacson, ai quali segue sempre un flebile ululato di Jack , il suo vecchio cane da caccia. Dopo una manciata di secondi con passo lento e regolare , ma dall’aria sempre indaffarata, spunta Luigi perennemente con una pezza imbrattata d’olio tra le mani. Non l’ho mai visto indossare un indumento diverso dal suo camice a salopette blu di cotone. Arrivato davanti al cancello mi saluta alzando il braccio, porta la sigaretta alla bocca chiudendo un occhio, si strofina le mani con lo straccetto e apre le porte del suo mondo lasciandomi entrare. Conosco già la strada quindi, una volta entrato, porto la macchina davanti l’ingresso del suo granaio/laboratorio che si trova qualche decina di metri più a sinistra della sua abitazione.

È chiaro che quel capanno è il suo regno dove trascorre gran parte delle sue giornate, all’interno il tempo sembra essersi fermato a 70 anni fa, ci sono vecchi trofei che col tempo hanno perso smalto ma non importanza, vecchie foto, scaffali di legno. C’è anche un impolverato ed enorme tornio, una saldatrice, e attrezzature che provengono direttamente dagli anni 40 ma ancora efficienti. L’ambiente non è sporco ma non è difficile trovare macchie d’olio o trucioli di ferro, l’aria sa di benzina e di fumo di sigarette e se ti appoggi le mani sul bancone ti trovi i polpastrelli oleosi e macchiati.

Sopra l’ampio bancone su una mensolina sporca c’è un ventilatore di metallo e una bella foto in bianco e nero dove Luigi è in uniforme assieme ai suoi commilitoni e superiori, in posa per una foto ricordo. È un ingegnere e ha lavorato tanto nel settore aeronautico durante la seconda guerra mondiale; quando non c’erano i computer e i disegni tecnici si facevano a mano con la matita, la testa e il cuore.

Non gli lascio mai la macchina ma aspetto che faccia il suo lavoro. Mi piace ascoltare le sue storie, osservarlo mentre lavora. Usa molto l’orecchio, ascolta il motore con attenzione, apre il cofano e si china con la testa vicino al cuore della macchina. Gli bastano pochi secondi per capire se si tratta di carburazione, punterie o filtri intasati. È un mago. Mi guarda e mi elenca i lavori da fare.

Stare da Luigi è come fare un viaggio indietro nel tempo. Ha diversi mezzi d’epoca che sembrano fotografie in tre dimensioni, quando non trova i ricambi che gli servono inforca i suoi minuscoli occhialini che tiene al collo con una catenina dorata e si mette a disegnare. Si costruisce al tornio i pezzi che gli servono. Jack , il suo fidato cane da caccia, credo sia vecchio tanto quanto lui, non più in grado di correre per i boschi si trascina le sue rughe sopra un tappeto , si corica e osserva tutto, non toglie mai gli occhi dal suo adorato padrone.

La parte che preferisco delle mie visite in officina è quando verso le dieci arriva la moglie di Luigi. Con un vassoio d’argento porta una teiera fumante , delle tazze e alcuni pastìccini.

Luigi si ferma, la guarda entrare e le va incontro, i suoi lineamenti si distendono facendogli sparire ogni pensiero. Le da un bacio e le toglie il vassoio dalle mani, sembrano due adolescenti ancora innamorati l’uno dell’altro nonostante i tantissimi anni trascorsi assieme. Lei ha sempre un grembiule legato alla vita e sovente un fazzoletto che le tiene assieme i capelli biondi mischiati a qualche riga d’argento. Anche il cane si felicita della sua presenza e scodinzola vistosamente.

Ci sediamo fuori a bere il Tea quando c’è bel tempo. Tra un sorso e l’altro Luigi mi parla sempre di tempi passati, di vite trascorse, di avvenimenti curiosi o di avventure esaltanti. Mi aggiorna sulla vita scolastica dei suoi adorati nipoti e gli si inumidiscono gli occhi, a volte gli si spezza un po’ la voce e allora io lo guardo e gli sorrido affabilmente. Ogni tanto dopo il tea ci accendiamo un bel sigaro. Finita la pausa si torna al lavoro. Quando ha finito ci abbracciamo sempre come se non dovessimo vederci mai più, forte, così forte da sfiorarci il cuore. Poi salgo in macchina e Luigi si avvia verso il cancello, a quel punto , di solito, la moglie mi viene incontro con una bustina.

:-“ Mario” – mi fa – “prendi le uova, sono fresche di stamattina”. Io la ringrazio e le stringo la mano. Metto la prima e mi allontano dolcemente, guardo lo specchietto retrovisore e li osservo , marito e moglie mano nella mano mentre aspettano che il taxi venga inghiottito dal sentiero.