La prima volta che vidi Mike fu in una calda giornata di giugno del 1986.

Sono passati 3 anni ma lo ricordo come se fosse ieri.

Il tavolino d’alluminio sul quale era poggiato il mio bicchiere di birra cominciò ad emettere delle vibrazioni. Premetti il tasto stop sul mio walkman WM-22, nuovo di zecca, e scostai le cuffie dalle orecchie per capire meglio cosa stesse succedendo. 

Dal fondo della strada una Ford Capri mk1, nera come lo notte, col suo scarico aperto fece tremare i vetri di tutte le abitazioni adiacenti.

I finestrini erano abbassati , il rombo sembrava accompagnare Hetfield in “The four horseman”, infatti nonostante il chiasso infernale emesso dalla marmitta, il volume a palla dello stereo era in grado di surclassare il tutto come se ci si trovasse a un concerto dei Metallica.

Quando mi passò davanti lo vidi all’interno dell’abitacolo. Il braccio tatuato che sporgeva dal finestrino, occhiali a goccia scuri, capelli lunghi, sigaretta alla Jigen, fiero nel portamento, sembrava non accorgersi di tutto quello che gli succedeva attorno.

Un vecchietto seduto vicino a me battè le mani portando lo sguardo in aria e poi sputò per terra con rabbia esclamando :” Drogato del cazzo!”

Quella reazione genuina mi fece sorridere e quando la macchina fu inghiottita dall’orizzonte inforcai le cuffie e ripresi l’ascolto di “The dark side of the moon”.

Drogato del cazzo, quelle parole mi fecero riflettere. 

Bastava portare i capelli lunghi, avere dei tatuaggi per essere considerato un tossico. Nel mio piccolo paesino di provincia era normale. Gli anziani avevano vivi nelle loro menti i ricordi della guerra, la disciplina imposta con la violenza…per fortuna in città le persone erano più aperte mentalmente, e anche se guardavano con sospetto alle nuove generazioni, ai paninari, ai punk, ai metallari, erano grati che avessimo abbandonato i moti violenti degli anni di piombo appena trascorsi. Quasi ci lasciavano bucare preferendo che avessimo in mano delle siringhe al posto delle pistole…ma ormai “tossico di merda e drogato del cazzo “ erano le offese preferite degli anziani nei confronti di noi giovani.

Restai ancora un po’ al bar per finire la mia birra, e poi tornai a casa in tempo per la cena.

Finito di mangiare salì in camera, i miei tentativi di lettura venivano puntualmente vanificati da quella stronza di mia sorella che dalla stanza accanto si dimenava in fuseaux blu elettrico e scalda muscoli multicolor al ritmo dei Duran Duran e Spandau Ballet. 

-:”Abbassa questo schifo!”- Le intimai battendo i pugni sul muro.

-:”Fottiti!” – fu la sua risposta , e alzò ulteriormente il volume dello stereo.

Lanciai in aria il libro indispettito e uscì di casa.

Fu grande la sorpresa nel vedere quella sera stessa la Ford Capri nel parcheggio dell’unico pub del paese. Rallentai col mio pandino indugiando coi fari  a volermi sincerare che fosse proprio la macchina che avevo visto nel pomeriggio. Notai che aveva una targa straniera e un piccolo adesivo della Union Jack . La vernice era particolare, nero opaco, sembrava che fosse sabbiata. Le maniglie e i paraurti erano cromati e lucidissimi.

Parcheggiai poco distante e mi affrettai a entrare con un crescente desiderio di conoscere quel forestiero.

Il pub brulicava di gente. Un’ondata di puzza di alcool e sudore mi investì appena entrato . Scrutai le persone sedute al bancone alla ricerca di un indizio che potesse portarmi a riconoscere il mio uomo. 

Decisi di proseguire le indagini in compagnia di una bionda.

:-”una 0,40 per favore” -chiesi al barista.  

 I filodiffusori suonavano “Self control” di Raf mentre il fumo di sigarette riempiva gli spazi vuoti tra una chiacchiera e l’altra. 

Accompagnato dal suono sordo del dardo che colpisce la parete di legno , un bofonchiare anglofono si distingueva in quel casino

 :- “FUCK! FUCK!”- 

:-”lo scopo del gioco è colpire il bersaglio non il muro!”- dissi al ragazzo che giocava a freccette.

 Si voltò lanciandomi un’occhiataccia poi scoppiò in una fragorosa risata.

:-”è colpa della birra, my friend”- mi rispose con un accattivante accento Inglese. 

:-”prosit amico mio! Mi chiamo Alessandro”- gli dissi porgendogli la mano.

:-”Mike” – ribattè –  “nice to meet you!”-

Ci eravamo appena scambiati 4 parole in croce eppure mi sembrava di conoscerlo da una vita. Non conoscevo nulla di lui ma sapevo che eravamo spiriti affini.

Prendemmo posto a un tavolo libero quando notammo che tutti tenevano gli accendini accesi e li muovevano ritmicamente sulle note di Save a prayer dei Duran Duran

Ci unimmo a quella coreografia cantando a squarciagola mentre mi godevo la perfetta pronuncia inglese del mio nuovo amico. 

Tra una sigaretta e una sorsata di birra venne fuori che Mike veniva da Camden Town,  si era trasferito qui in Italia da qualche anno per frequentare l’università. Fuori corso, riceveva mensilmente una retta inviatagli dal padre che, seppur esigua, per il conveniente cambio Sterlina/Lira, gli consentiva di vivere più che discretamente. Il padre ovviamente ignorava che il figlio non desse un esame già da parecchi mesi. 

Scoprimmo di avere molti interessi in comune, onestamente mi ero sempre sentito un pesce fuor d’acqua in questo piccolo paese, avevamo gli stessi gusti musicali , cinematografici e letterari, inoltre Mike aveva diversi agganci a Londra che gli consentivano di ricevere via posta gli ultimi LP delle band più in voga in Inghilterra in quegli anni, cosa che lo portava a conoscere con largo anticipo nuovi album di band come Iron Maiden, Metallica, Europe ecc.

:”- Guarda”- incalzò, -“proprio stamattina ho ricevuto il nuovo album dei Maiden “Somewhere in time” , ti andrebbe di venire a casa mia ad ascoltarlo?”

:-“ Cazzo, come no!” – risposi senza pensarci due volte. 

 :-“Lasciamo qui la mia macchina e poi mi riaccompagni?” – chiesi a Mike .

:-“Of course! Andiamo allora, la notte è giovane! “ – spense la sua Marlboro e raccolse le chiavi della macchina dal tavolino. Ricordo che aveva un portachiavi a forma di palla da biliardo, un otto nero.

Non vi nascondo che ero particolarmente eccitato di salire a bordo di quel bolide, la selleria era in pelle nera, con le cuciture rosse. Appena messa in moto ebbi un sussulto al cuore. 

:”- Tremila di cilindrata per 138 cavalli, una versione speciale prodotta solo in Inghilterra! “ – mi istruì compiaciuto Mike vedendo la mia espressione di gioia.

Ingranò la prima e premette l’acceleratore a tavoletta. Fui spinto così violentemente allo schienale che per alcuni secondi fui impossibilitato pure a respirare. 

Accese l’autoradio, un mangianastri Clarion E980 , e partì Master of Puppets. 

All’unisono cominciammo a muovere a ritmo le teste avanti e indietro scuotendo i nostri capelli lunghi. Ero felice, mi trovavo a bordo della macchina più figa che avessi mai visto mentre ascoltavo metal a tutto volume.

L’appartamento di Mike era un piacere per gli occhi, almeno per me. C’erano enormi librerie stracolme di libri, alcuni molto vecchi. Il soggiorno era arredato con un tavolo basso al centro circondato da 4 poltroncine comode ed accoglienti. In un angolo un impianto hi-fi della Technics fiancheggiato da due enormi casse , aveva la doppia piastra per le musicassette e il giradischi.

Nell’angolo opposto una TV della Mivar e un videoregistratore con diverse videocassette sparse per il mobile.

:”-Siediti pure”- mi invitò Mike, mentre armeggiava col grosso LP “Somewhere in Time”

Mi misi comodo sprofondando nella morbida imbottitura.

Osservai in religioso silenzio quella funzione laica, la cura nel maneggiare il disco,il posizionamento sulla piastra. Impugnò il braccetto con la puntina e nel momento in cui lo avvicinò al disco la piastra iniziò a girare velocemente e si accese una lucina giallo ambra.

Un fruscio partì immediatamente , il tipico rumore della testina che legge i solchi sulla superficie del 45 giri.

Abbassò le luci e partì la prima traccia.

Si sedette sulla poltroncina vicino alla mia e cominciò a frugarsi le tasche.

Io mi godevo il momento, la qualità audio di quell’impianto era quanto di meglio avessi mai ascoltato. Portai la testa all’indietro e socchiusi gli occhi.

Notai Mike che svuotò una sigaretta facendo un mucchietto di tabacco sul tavolino, poi prese un cubetto marroncino plasticoso, lo premette contro il filtro della sigaretta svuotata e lo scaldò con la fiamma dell’accendino. Pochi secondi dopo lo prese tra le dita e lo mischiò frantumandolo assieme al tabacco. Sembrava uno chef intento a preparare un piatto Gourmet.

Prese una cartina, vi versò il tabacco e rollò il tutto con grande padronanza. Portò quella sigaretta rollata alle labbra e l’accese…

Una grossa nuvola di fumo invase la stanza scarsamente illuminata. L’odore era buono e lo osservavo incuriosito.

:-“ che roba è?”- gli chiesi.

:”- Hashish “- mi rispose – “Prova!”

Feci un tiro profondo , come mi consigliò, e una tosse terribile mi fece sputare l’anima! mancava poco e mi uscivano gli occhi dalle orbite! 

:-“ Cazzo!” – esclamai tossendo ancora in preda alle convulsioni – “forte questa”.

Feci un altro paio di tiri finchè improvvisamente la musica, il fumo, la mia anima non si fusero tutte assieme in una sensazione di elevazione…sembrava avessi la mente leggera, come se fluttuassi ad un metro dal pavimento.

Gli assoli di chitarra, la cassa della batteria , il basso, tutto risuonava dentro di me, non esistevano più confini fisici. In lontananza sentivo Mike ridere finchè non iniziai a ridere pure io, di gusto, ma senza un perchè. Ridevamo a crepapelle, fino alle lacrime agli occhi. 

Non ci accorgemmo nemmeno che il disco fosse finito da ormai un bel pezzo!

Fumammo a ripetizione delle sigarette e parlammo di tutto, senza sosta.

Ad un certo punto fummo colti dalla fame. Fame chimica! Mike portò del pane e dei cacciatorini. Mangiammo pane e salame quasi senza parlarci finchè non finimmo tutto.

Diedi uno sguardo al mio Casio digitale che portavo al polso. 

:-” wow! Mezzanotte e mezza! Forse è meglio se mi riaccompagni alla macchina”  

Entrai in casa cercando di non fare rumore, era già tardi e non mi andava di sorbirmi qualche ramanzina da mia madre o da mio padre.

Girai la chiave con la stessa lentezza e precisione di uno scassinatore che forza una cassaforte e salii le scale fino alla mia stanza come un ninja, senza scarpe e in punta di piedi.

La porta della camera di mia sorella era socchiusa e un bagliore tremolante e azzurrino si rifletteva nel corridoio. La televisione era accesa, a basso volume, davano Nightmare. Lei si era addormentata, stava distesa sopra al letto con una canottiera rosa e gli slip. La luce fioca metteva in risalto le sue gambe lisce e si intravedevano i capezzoli attraverso la canotta. Restai imbambolato a guardarla , forse ero ancora mezzo fatto di hashish, ad un tratto si girò nel sonno e io preso dalla vergogna e dalla paura di essere visto mi dileguai velocemente nella mia stanza, ansimante.

Rimasi turbato da quella visione ma allo stesso tempo mi facevo un po’ schifo, per qualche secondo mi ero sentito attratto sessualmente da mia sorella ma più ci pensavo e più reprimevo quell’incestuosa idea.

Mi alzai al mattino con un terribile mal di testa, dovevo aver avuto una nottata tormentata, infatti mi ero svegliato già stanco!

Pensai che farmi un doccia mi avrebbe aiutato a stare meglio. Mi misi in accappatoio e scesi giù per andare in bagno. Sulle scale incrocia mia sorella, la fissai ma senza guardarla negli occhi, mi sentivo a disagio, quando lei mi fu accanto mi disse:

-“ che cazzo hai da guardare?” – e proseguì per la sua camera.

Al piano di sotto mia madre stava facendo colazione e mi salutò col suo dolcissimo sorriso : -“ Buongiorno amore mio” – poi dopo aver bevuto un sorso di caffè mi chiese – “A che ora sei rientrato ieri sera, non ti ho sentito arrivare?”

:-“ a mezzanotte”- mentii , ma sapevo benissimo che la notte scorsa aveva controllato l’orologio sentendomi parcheggiare. – “vado a fare una doccia”- aggiunsi.

Rimasi sotto la doccia più del solito, puntai il getto d’acqua calda appena sotto la nuca e rimasi immobile con l’intento di far scivolare via tutti i pensieri negativi che affollavano la mia mente. Quando sentii la tensione dei muscoli del collo allentarsi chiusi il rubinetto e uscii dalla doccia.

Mentre mi asciugavo sentivo dalla cucina la voce di Fonzie che diceva “Hey”, segno che stavano trasmettendo Happy Days, poi avrebbero dato E-Team e a seguire Chips, conoscevo a memoria il palinsesto televisivo del mattino. Mi risparmia quelle visioni e mi recai al bar per prendere un caffè e una brioche.

Trovai Mike che vedendomi arrivare mi disse : – “Buongiorno, ti stavo aspettando!”

:-“Ciao”-risposi, -“Come facevi a sapere che sarei venuto qui?”

:-“ Beh, non ci sono molti bar in paese e questo è l’unico cha ha il calcio balilla e il cabinato di OUT RUN!”

:-“Vuoi sfidarmi?”- feci io?

Devo ammettere che Mike era veramente bravo, mi pareggiò le partite a bigliardino e mi battè sul tempo ad OUT RUN.

:-“Però, te la cavi bene!” – gli confessai sorpreso.

:-“ e questo è niente” mi rispose dandosi delle arie – dovresti vedermi giocare a stecche! Hey Alessandro ho delle commissioni da sbrigare – continuò – ti andrebbe di farmi compagnia?”

:-“Perchè no! Di che si tratta?”

:-“ Andiamo, ti spiego strada facendo”

Salimmo sulla Ford Capri. Prese il pacchetto di Marlboro che aveva una sigaretta messa la contrario con la parte che conteneva il tabacco sopra, e accanto uno spinello già pronto.

:-“ Ti va se ci facciamo una canna?”

Annuii senza opporre resistenza. 

:-“ Si parte baby! “ mi disse mentre cacciava fuori il fumo. 

Accese l’autoradio e mentre suonavano i Led Zeppelin ci allontanammo a gran velocità.