Ali d’acciaio

Le sirene dell’allarme antiaereo spazzarono via la debole quiete di quel giorno. Diverse bombe tedesche colpirono gli aeroporti e per la prima volta anche il cuore di Londra. Era il 24 agosto del 1940. 

Mi svegliai col cuore in gola alzandomi dalla branda, diedi uno scossone a Thomas che dormiva sul lettino sopra di me.

:-“ Svegliati Thomas ci stanno attaccando!” – gli urlai.

:-“ Maledetti bastardi”- reagì.

Dormivamo in uniforme dato il periodo delicato che stavamo vivendo, era in corso infatti dal 10 luglio la terribile “battaglia d’Inghilterra”, la Luftwaffe era impegnata in continui bombardamenti mentre la RAF cercava in tutti i modi di contrastarli , in ballo c’era la supremazia dei cieli che avrebbe giocato un ruolo di vitale importanza nell’esito della seconda guerra mondiale.  

Thomas e io eravamo cugini, figli di sorelle, eravamo stati assegnati alla RAF e stavamo concludendo il periodo di addestramento piloti che, da 6 mesi nel periodo pre-bellico, era passato a soli 15 giorni. 

:-“ Forza signori! Avete meno di un minuto per presentarvi in aula Briefing” – urlò il sergente maggiore irrompendo nel dormitorio.

Di corsa ci avviammo in aula mentre le sirene e le esplosioni in lontananza ci lasciavano intuire senza margine di errore il motivo di quella convocazione.

La nostra amata Inghilterra stava subendo moltissime perdite in termini di uomini e mezzi, essere un pilota in quel periodo significava prepararsi a morire sotto il fuoco dei tedeschi.

Gli sforzi delle industrie per sopperire alla costruzione di nuovi aerei aveva coinvolto l’intera nazione, chi non era in grado di combattere lavorava duramente nelle fabbriche a ritmi infernali.

Eravamo molto giovani ma orgogliosi di combattere il nemico.

Il capitano azionò il proiettore che mostrò un enorme cartina , con la bacchetta indicò i porti e gli aeroporti che stavano subendo i bombardamenti, poi, scuro in volto, indicò Londra. I tedeschi infatti questa volta non si erano limitati a colpire bersagli bellici e sensibili ma avevano osato colpire anche i civili.

:-“ È chiaro, a questo punto, che non possiamo lasciare impunito questo vile atto” – fece il capitano scrutando i nostri cuori.- “ Dobbiamo dare una risposta forte e decisa, non ci lasceremo intimorire “

Il piano era semplice, nella notte tra il 25 e il 26 agosto, col favore delle tenebre, ci saremmo spinti fino a Berlino dove avremmo compiuto la nostra vendetta.

Essendo tutti noi dei novellini passammo tutto il giorno a seguire lezioni di tattiche e manovre da combattimento anche se sapevamo, in cuor nostro, che era già tanto in alcuni casi riuscire ad atterrare in sicurezza.

:-“ Martin ho paura!” – mi confidò mio cugino Thomas.

:-“ Non preoccuparti” – lo rincuorai – “sarò al tuo fianco ala contro ala nei cieli”

Alle 18:00 del 25 agosto cenammo e ci preparammo al Raid.

Molti di noi scrissero alle proprie famiglie, altri contemplavano la foto dei loro genitori o delle loro ragazze. Eravamo tutti molto tesi e preoccupati.

Thomas era disteso in branda con le mani dietro la testa intento a fissare il soffitto mentre fumava.

:-“vedrai che ce la faremo!” – gli dissi.

:”-Come fai ad essere sempre così ottimista ?”- mi rispose.

:”- Perchè credo in un mondo migliore e giusto dove non esiste Hitler e il suo esercito. Siamo qui per questo, per fare in modo che ciò accada”.

Presi dalla tasca il mio Zippo con la bandiera dell’Inghilterra in rilievo e glielo lanciai.

”- Tieni”- gli dissi- “quando torniamo lo rivoglio!”

Eravamo tutti pronti, 95 Veicoli schierati pronti a spingersi a 950 km di distanza, nel cuore di Berlino.

Thomas salì sul suo Spitfire, un caccia, mentre io ero destinato all’ Avro 683, un bombardiere.

Sulla scaletta Thomas guardò in direzione del mio veicolo e mi fece “ok” con la mano.

Quella notte 81 veicoli sganciarono bombe all’aeroporto di Tempelhof situato al centro di Berlino e a Siemensstadt. 

La leggenda narra che fu sfiorata anche l’abitazione di Hitler. Un manipolo di ragazzini era riuscito nell’impresa di colpire il mostro a casa sua contro ogni previsione.

Per tutti noi fu un successo, strategicamente parlando fu un attacco che causò pochi danni ma minò la sicurezza del Regime e spinse Hitler a togliere il divieto di bombardare la capitale inglese cosa che fino a quel giorno aveva tassativamente vietato di fare.

Rientrammo alla base eccitati e felici di aver fatto tremare il culo ai tedeschi!

Seguirono giorni di relativa calma , di quiete. Ne approfittammo per studiare ed effettuare voli di addestramento provando diverse figure tattiche.

Il morale si era risollevato dopo quel Raid e ci soprannominammo “Il terrore di Berlino”. Non era un nome ufficiale che troverete nei libri di storia, era una cosa da commilitoni. Eravamo fieri di essere stati i primi ad addentrarci nella tana del lupo e per distinguerci dai nuovi piloti che arrivavano di continuo usavamo mettere un piccolo drappo rosso sull’ala destra dei nostri aerei.

La risposta dei tedeschi non tardò ad arrivare. 

Il 7 settembre ,infatti, iniziò un terribile e massiccio bombardamento a Londra. 

Thomas, io e tutti gli altri piloti disponibili ci librammo in volo per contrastare quel terribile Raid.

Credo che nessuno di noi aveva mai visto i cieli così trafficati. Il demone nazista aveva infatti deciso di far sparire Londra dalla faccia della terra mostrando i muscoli mettendo in campo la sua potente flotta aerea al completo.

Thomas e io riuscimmo a restare per pochissimo tempo in formazione prima di virare bruscamente uno a destra e una sinistra a causa di una violenta sventagliata di mitragliatrice. 

Cercavamo di ricordare quello che avevamo appreso nei giorni passati,e con fatica dopo diversi inseguimenti e manovre riuscii a mettermi in coda a due BF 109 della Luftwaffe e li crivellai di colpi fino ad abbatterli. 

L’adrenalina era a mille, giocavamo con le nostre vite a 5000 metri di altezza cercando di colpire e di non essere colpiti. I cieli puzzavano di cherosene e morte e c’era una gran quantità di pericolosi proiettili vaganti ed esplosioni che rendeva quasi impossibile restare incolumi.

Nell’infuriare della battaglia vidi Thomas superarmi e piazzarsi avanti a me. 

Alla mia destra un Hurricane esplose in volo e lo spostamento d’aria scosse il mio aereo. Avevo un BF109 in coda. Un proiettile bucò la cabina di pilotaggio passando a pochi centimetri dalla mia testa andandosi a conficcare nell’ala dell’aereo di Thomas senza procurare danni. 

Scesi in picchiata cercando di evitare l’attacco da dietro, alzando la testa mi accorsi che il BF109 non mi stava seguendo, rimase in scia e attaccò lo Spitfire di Thomas che non ebbe scampo. Vidi centinaia di scintille sulla sua coda e un corposo fumo nero, poi perse quota e precipitò mentre un urlo di disperazione mi scaturì dalla gola facendomi perdere la voce.

L’aereo tedesco ora puntava verso di me , prontamente ripresi quota e dopo alcune coreografie da manuale mi posizionai sulla sua coda abbattendo quel porco nazista maledetto.

Non ricordo quanti aerei riuscì a tirare giù quel giorno, non mi interessava, volevo solo  vendetta, volevo soltanto vederli esplodere e ridurli in poltiglia.

Il bilancio di quella giornata fu pesante non tanto per la RAF quanto per i danni alla città.

I tedeschi continuarono a bombardare violentemente Londra nei giorni a seguire , il loro intento era indebolire la nostra forza produttiva.

Seguirono feroci battaglie nei cieli, vidi molti altri amici morire, il gruppo del “Terrore di Berlino” fu decimato. Restammo in pochi.

Il 5 ottobre la battaglia sembrava volgere al peggio. I nazisti imperterriti continuavano a mandare bombardieri e caccia. Verso le 11:00 durante una ronda di intercettazione mi ritrovai ad avere 3 caccia in coda. Vidi sfrecciare una breve raffica di proiettili poco sopra la mia ala, seguita da una seconda e da una terza raffica. Alcuni proiettili colpirono il timone , altri mi si schiantarono in cabina colpendomi la gamba di striscio. Stavo sanguinando.

Ero pronto al peggio ma mai mi sarei arreso al nemico.

Davanti a me un bagliore accecante , uno Spitfire puntava nella mia direzione ad appena un paio di metri sotto di me. Un drappo rosso e logoro sventolava dall’ala, in una frazione di secondo mentre mi sorpassava vidi il pilota. 

Rimasi sconcertato, era Thomas, o meglio quello che restava di lui, aveva lo sterno aperto, si intravedevano le ossa e gli organi interni sanguinanti, aveva grossi fori di proiettile un po’ ovunque così come la cabina del velivolo. 

Trasalì a quella vista orribile.

A quel punto in automatico scesi in picchiata portandomi appresso i tre BF109.

Thomas riuscì a posizionarsi dietro gli aerei tedeschi e li fece fuori agevolmente. 

Lo Spitfire di Thomas mi affiancò, in quello stesso istante un caccia tedesco proveniente dalla direzione opposta aprì il fuoco su Thomas che come uno spaventapasseri assorbì tutti quei colpi, il vetro della sua cabina andò in frantumi, ma come se nulla fosse dopo avermi sorriso fece fuoco e abbattè  l’aereo nemico.

Faticavo a credere a quello a cui stavo assistendo. Forse ero già morto? Stavo avendo delle allucinazioni? 

Thomas mi guardò col suo aereo mezzo distrutto, mi sorrise e mi fece “ok” con la mano. Virò velocemente a sinistra, salì in alto e mi superò sfrecciando sopra la mia testa. Pochi secondi dopo una flotta di Spitfire malandati con i drappi rossi che sventolavano dall’ala lo seguirono e sparirono all’orizzonte. “ Il terrore di Berlino” era tornato! 

L’orrore della guerra genera mostri che si rivoltano alla guerra stessa.

I bombardamenti tedeschi continuarono fino al dicembre del 1940. 

Nel 1941 Hitler interruppe gli attacchi ammettendo di non poter distruggere le forze aeree inglesi, dedicando le sue energie belliche contro l’Unione Sovietica nell’operazione Barbarossa.

Tra settembre e dicembre del 1940 i tedeschi lanciarono più di 38.000 tonnellate di bombe ad alto esplosivo e 3.500 tonnellate di bombe incendiarie che uccisero in totale oltre 40.000 cittadini britannici. 

Fortunatamente grazie al sacrificio di un intera nazione la “Battaglia d’Inghilterra “ fu una sonora sconfitta , il primo fallimento della macchina da guerra nazista, e seppur si trattò in ambito mondiale di una piccola battaglia, sia per numero di morti che combattimenti, segnò le sorti degli eventi della seconda guerra mondiale.