Siamo nella seconda metà degli anni 90, frequentavo il biennio al liceo e per raggiungerlo usavo i mezzi pubblici, prima l’autobus e poi giunto alla stazione la metropolitana.

Un giorno successe un fatto che ancora oggi a distanza di così tanti anni saltuariamente torna a solleticarmi le pieghe del cervello.

Non sono mai stato un “belloccio”, uno che con uno sguardo ti conquista, le mie amicizie me le sono sempre sudate soprattutto quelle col gentil sesso.

Se madre natura non è stata benevola dal lato bellezza lo è stata in ambito simpatia! Non ho mai fatto fatica a fare ridere qualcuno, è il mio modo di rompere il ghiaccio. Battuta sempre pronta, quasi mai banale, e si provava un approccio!

Le presentazioni sono sempre state il mio cruccio per via del mio nome. Non dico che sia brutto ma non mi piace e non nego che da adolescente mi vergognavo quasi a dirlo.

Una mattina , come molte altre, salito sul treno all’orario di punta cominciai la mia ricerca di un posto a sedere e in un vagone qualunque su un treno qualunque lo trovai. Il quarto posto libero. Gli altri tre erano occupati rispettivamente da un signore sulla quarantina e da due studenti, miei coetanei, un maschio e una femmina.

Il viaggio fino alla mia fermata durava all’incirca 15 minuti.

Subito attaccai bottone coi ragazzi, non ricordo quello che ho detto ma dovevano essere cose divertenti perchè oltre a loro rideva sotto ai baffi anche il signore seduto assieme a noi.

A inizio giornata quei vagoni erano peggio dei mercatini della frutta indiani! Una fiumana di gente, studenti e pendolari che salivano e scendevano ad ogni fermata, gente di ogni tipo e ceto sociale, razza ed età. Non era raro trovarsi zaini in faccia o buste della spesa maleodoranti vicino al naso! C’era un gran vociare e per parlare e farsi sentire era quasi d’obbligo gridare, come se ci si trovasse in discoteca.

Tutto procedeva per il meglio, ero seduto, in buona compagnia e tenevo le redini della conversazione finchè non successe il fattaccio. Quella stronza per riprendersi dalle risate decise di presentarsi e porgermi la mano rivelandomi il suo nome.

Immaginatevi la scena! Quella mano fu come un interruttore che mi trasformò da grande intrattenitore a minchione! Mi spense letteralmente facendomi quasi sudare freddo!

Perchè?

Non ti stavi divertendo?

Non potevi continuare a ridere fino alla tua fermata ?

No!

Subito dopo aver pronunciato il suo nome (che nemmeno mi ricordo!) ebbi la sensazione che per un nano secondo tutto si fosse congelato. I ragazzi , il treno, il tempo… di botto, tutto immobile come nei film nelle scene che precedono un incidente grave!

Con evidente imbarazzo provai a tergiversare giocando la carta del distratto, continuai col mio show. Il signore seduto di fronte a me colse immediatamente il mio imbarazzo e a mò di antropologo cominciò ad interessarmi a me, scrutandomi attentamente con un sorrisetto beffardo stampato in faccia.

:-“ Dai! Come ti chiami?” – continuò Lady Oscar ( ve l’ho detto che non ricordo il suo nome)

:-“ Perchè lo vuoi sapere? – risposi facendo finta di divertirmi e allo stesso tempo provando goffamente a fare il misterioso.

Fu in quel momento che successe l’ inimmaginabile!

Il nostro Darwin proferì parola per la prima volta da quando eravamo partiti.

:-“ Perchè non vuoi dirci il tuo nome? Vuoi che lo dica io? “

:-“ Che cosa???” Sbottai urlando incredulo?

E lui imperterrito continuò: -“ Lo so come ti chiami ma ti vergogni a dirlo”

:-“ Non ci credo” – lo sfidai tra lo sconcertato e il curioso.

:-“ Non mi credi? Guarda!” – aprì la sua agenda che teneva sulle gambe . Nella prima pagina dopo la parola stampata “NOME” c’era scritto a penna “ONOFRIO”. – :” Tu ti chiami Onofrio, come me! Non devi vergognarti! “ .

Poi, in un apoteosi trash degna dei peggiori talk show di Barbara D’urso questo tizio si alzò in piedi e ad alta voce cominciò a dire guardandosi attorno e indicandomi :-“ Lui si chiama Onofrio, signori questo ragazzo si chiama Onofrio!”.

Io restai senza fiato, in bianco e nero come un quadro antico, immobile, cercando di capire se stessi ancora sognando o se stava succedendo realmente.

Fortunatamente arrivò la mia fermata e mi dileguai mentre quel pazzo continuava a ridersela di gusto.

Non ho mai capito come sia potuto accadere qualcosa di simile anche se ultimamente, una teoria molto fantasiosa mi stuzzica.

E se quell’uomo non fosse stato altri che un me stesso in viaggio da un futuro parallelo? Fantastico spesso sul fatto che mi piacerebbe tanto incontrare il me stesso adolescente…e se lo avessi già fatto? Chissà!