Ero sudato, col naso chiuso (data la mia tediosa allergia ai pollini) e affaticato. Il cane tirava forte al guinzaglio, era piena primavera anche per lui!

Da quando si era svegliato era irrequieto, il suo tartufo era stato investito da chissà quali fragranze e l’unica cosa che voleva fare era uscire. Io mi ero alzato più tardi del solito, completamente congestionato , i pollini avevano riempito ogni mio orifizio , ogni mio poro, respiravo a stento e con la bocca aperta. Come un vampiro, uscire fuori alla luce diretta del sole era fuori discussione ma Pablo, il mio cane Corso di 70 kg., sapeva essere molto persuasivo quando voleva.

Dapprima aveva portato il suo guinzaglio ai piedi del letto, poi si era messo ad abbaiare. 

Avevo cercato di coprire le orecchie col cuscino per attutire quei latrati insistenti ma Pablo non si era arreso, con delicatezza (immaginate un elefante in un negozio di porcellane) aveva tirato via le lenzuola e non contento mi aveva afferrato per i pantaloni del pigiama trascinandomi per terra.

Le sue labbra cadenti e morbide cominciarono a percorrere il mio viso mentre la sua lingua calda e umida mi riportava completamente alla realtà.

“Smettila!” lo avevo pregato , mentre tiravo via quintali di bava dalla mia faccia.

Si era messo a sedere assumendo la sua tipica espressione da cucciolone/ coccolone che mi implorava di portarlo fuori. Pochi minuti dopo eravamo in strada.

Quella domenica mattina faceva caldo, il cielo era terso, senza nuvole, un magnifico azzurro pastello. 

Ci dirigemmo al parco, il suo posto preferito. Strada facendo non tralasciò nessun tronco o paletto in ferro, ognuno di essi rappresentava una micro sosta dove in automatico alzava una gamba affigendo i suoi cartelli olfattivi che dicevano: proprietà privata!

Giunti in prossimità dell’entrata del parco si fermò e mi rivolse lo sguardo, era il momento di togliere il guinzaglio, come se in quel preciso punto si trovasse un invisibile griglia di partenza, una volta liberato partiva a razzo, un bulldozer di peli e muscoli che ad ogni zampata faceva tremare il suolo!

Impostai l’iPhone su silenzioso e mi incamminai verso una panchina, avevo portato con me un libro da leggere nell’attesa che quella ruspa a 4 zampe esaurisse il carburante e si parcheggiasse ai miei piedi addormentandosi.

La mia lettura veniva bruscamente interrotta dal mio raffreddore da fieno con una frequenza tale da farmi quasi desistere dal continuare a leggere.

Fu durante una sonora soffiata di naso che qualcuno si sedette accanto a me, non lo vidi arrivare perchè ero in piena crisi respiratoria, cercavo di controllare i miei starnuti e il mio campo visivo era completamente occupato dal fazzoletto.

“Ah, brutta cosa l’allergia!”

Sentì pronunciare a colui il quale adesso divideva la panchina con me.

“Già!” gli risposi, mentre involontariamente questo signore mi ricordava il motivo per cui odiavo la gente e preferivo la compagnia dei cani!

“Vede” continuò , “ a questo mondo esistono delle persone che hanno un dono raro, è come se fungessero da antenne radio captando dei segnali”.

“Prego?” chiesi con un espressione tra il divertito e l’incredulo.

“Proprio così” continuò l’uomo senza scomporsi. “Purtroppo oggi molti impostori hanno infangato queste nobili figure, ciarlatani che hanno sfruttato l’ignoranza altrui per sottrarre denaro e arricchirsi alle spalle di pie anime smarrite”.

“Mi scusi, ma di che cosa stiamo parlando?” gli domandai guardandolo negli occhi irrigidito e seccato. 

Mi sorrise dolcemente. Era un uomo distinto, con una folta barba curata,di circa sessant’anni, tanto curato nell’aspetto quanto nell’abbigliamento. Indossava un elegante abito gessato grigio con una camicia bianca che stonava leggermente in quella calda giornata soleggiata.

“Le sto parlando , egregio amico, di come il mondo non si limita ad essere quello che vediamo.” 

“Cioè?” Chiesi incuriosito ,cercando di capire dove voleva andare a parare, e se soprattutto fosse un uomo sano di mente o meno.

“Le sarà certamente capitato di sentire la sua voce dentro la sua testa, quando pensa a qualcosa , ragiona, legge, deve fare una scelta, in qualsiasi momento c’è sempre qualcuno che parla dentro di lei; o per meglio dire è sempre lei che parla a se stesso”

“Complimenti!” risposi sarcastico, “ ha appena scoperto l’acqua calda!”

“Aspetti” incalzò pacatamente, “non tragga soluzioni affrettate. Si è mai chiesto veramente chi o che cosa è quella voce dentro di lei che l’accompagna per tutta la vita?” 

Quella domanda mi colse impreparato. “Veramente no” risposi.

“Quella voce è il suo vero io, la sua vera essenza, imbrigliata dentro al suo corpo,  la nostra condizione umana è una prigione, uno stato temporaneo che limita il nostro essere. Noi non siamo quello che vediamo, niente è come sembra!”

Arrivati a questo punto della nostra conversazione, o forse sarebbe più corretto dire del monologo, quel misterioso personaggio aveva rapito del tutto la mia attenzione e continuai ad ascoltarlo.

“Rifletta con me” continuò, “ se adesso le schiacciassi un dito lei accuserebbe un dolore fisico, ma il suo io, la sua voce interiore, no. Allo stesso modo quando lei è ammalato , anche se fisicamente non è nemmeno in grado di alzarsi dal letto, la sua voce risulta sempre in perfetta forma, non accusa malessere o stanchezza. La stessa cosa vale se ha sete o fame , è un bisogno fisico che non tocca il suo essere interiore”

“Guardi” lo interruppi timidamente prendendo la parola, “forse più verosimilmente questo succede perchè il nostro io interiore è frutto di un elaborazione del pensiero del nostro cervello”

“Ecco bravo” rispose compiaciuto “ qui volevo arrivare, le posso assicurare che anche nel momento in cui il nostro cervello cessa di funzionare quell’io continua ad esistere!”

A quelle parole mi fu chiaro che quell’uomo fosse un pazzo! Mi stava parlando di vita dopo la morte e addirittura me lo assicurava.

“Lei si rende conto che stiamo parlando di cose irreali! Non esiste la vita dopo la morte” gli dissi con tono severo ma educato.

“Si ricorda l’inizio della nostra conversazione? Delle persone che hanno un dono raro? Che captano i segnali?” Mi chiese.

“Si” annuii io, “ma che c’entra?”

“Bene, adesso supponiamo che lei muore” continuò, “il suo cuore smette di pompare sangue, il cervello non riceve più ossigeno ed avviene il decesso. Beh indovini un po’,  il suo io non muore, non è soggetto al deterioramento fisico, ora lei da essere umano è passato allo stadio successivo, lei è finalmente… un entità! Libero dalle regole fisiologiche e dalle leggi fisiche, non ha una forma , una sostanza, non ha necessità di assumere un’ identità , lei semplicemente è. Riesce a immaginare? Un essere libero dalla schiavitù della condizione umana, non esiste più lo spazio e il tempo per come lo conosciamo, adesso è una vibrazione nell’universo, è qui ed ovunque nello stesso tempo. Bello vero? Ma tutto questo ha delle limitazioni seppur sembri impossibile. Quello che prima sembrava essere una voce adesso che non ha un corpo fisico da utilizzare non può emettere alcun suono, se prima poteva servirsi dei suoi occhi per guardare adesso non vede assolutamente nulla di quello che c’è da vedere , stesso concetto per l’udito. L’entità continuerà a vedere il mondo solo attraverso l’esperienza che avrà condotto in vita, sarà come vivere eternamente in uno stato onirico. Potrà interagire ovviamente con altre entità, con quelle che un tempo erano state delle persone come lei o come me, in quanto tali essendo una parte del tutto le entità possono comunicare tra loro attraverso dei processi che noi non riusciamo a comprendere. “

“Buon uomo lei parla di cose astratte e incomprensibili come se però le conoscesse veramente” gli dissi.

“ Mio caro amico, io sono uno di quegli esseri umani rari di cui le parlavo a inizio chiacchierata” mi rispose, “io ho il dono di riuscire a sintonizzarmi sulle frequenze dove vibrano queste entità, riesco a sentirle e a comunicarci”

Etciù! Uno starnuto forte e improvviso mi costrinse a interrompere quella strana conversazione, mi soffiai il naso e quando lo ebbi pulito con enorme sorpresa mi accorsi che quell’uomo per come era apparso era sparito.

Mi guardai intorno cercando di vederlo tra i presenti al parco. Non c’era più!

Svegliai Pablo che russava come un trattore e tornammo a casa.

 Durante il tragitto non potevo fare a meno che pensare a quell’assurda conversazione,  e dopo essermi soffiato il naso per l’ennesima volta un sorrisino fece capolino sulle mie labbra, adesso sapevo che mi restava da vivere un’eternità senza allergia!