La cena si era conclusa col solito rituale della sigaretta dopo il caffè. Sbuffando una nuvoletta di fumo, mentre osservavo mia moglie intenta a caricare la lavastoviglie e mio figlio assorto nei suoi videogiochi, si faceva sempre più strada nella mia testa la certezza che nessuno da un momento all’altro avrebbe bussato alla mia porta gridando buon compleanno con in mano una torta!

Era il giorno del mio compleanno, una mite giornata di fine gennaio trascorsa come tante tra lavoro e  affetti familiari. Avevo si ricevuto degli auguri, ma per qualche strano motivo mi aspettavo una festa che non era mai arrivata.

Decisi che ancora non era detta l’ultima parola, avrei festeggiato a modo mio, mi sarei fatto un regalo!  Accesi l’ iPad e in men che non si dica mi ritrovai sulla home page di eBay. 

Ero orientato all’acquisto dell’ennesima cianfrusaglia elettronica, l’ultimo ritrovato tecnologico di qualcosa che non ci serve ma che dobbiamo avere. 

Un’inserzione posta in evidenza mi colpì, un “compralo subito” appena messo in vendita : “Bambola vintage in porcellana pregiata, conservata benissimo, vendo per regalo non gradito” 

Non ho mai capito se in quel momento prevalse il collezionista della domenica che albergava in me, o , più semplicemente, l’astio verso qualcuno che aveva ricevuto un regalo e se ne liberava in modo così ingrato , sta di fatto che qualche secondo dopo aver letto la descrizione e che la spedizione fosse gratuita, la bambola si trovava nel carrello e avevo chiuso l’affare. 

Un sms mi avvisò che avevo appena speso 19,90€ . 

Una specie di ghigno illuminò il mio volto già irradiato dalla luce azzurra dello schermo del tablet e lanciai uno sguardo inquisitorio a mia moglie e a mio figlio ignari del mio nuovo acquisto. 

Rimasi ancora qualche minuto a scrollare la bacheca di Facebook leggendo le frasi di auguri che arrivavano al mio profilo nonostante fosse quasi mezzanotte e resomi conto di essere rimasto da solo in cucina, spensi e andai a letto.

Ci vollero un paio di giorni prima che Mariano , il corriere, venisse a trovarmi in azienda. Ci conoscevamo da anni  data la mia mania per lo shopping online.

“Ho un pacco per te!” disse appena sceso dal furgone.

 “Buongiorno!” lo accolsi io con un sorriso a 32 denti andandogli incontro, “Prendiamoci qualcosa al distributore” continuai mentre mi consegnava il pacco. “Hai molte consegne da fare oggi?” gli chiesi dopo aver selezionato caffè corto dalla macchinetta. 

“Come al solito”, mi rispose, “se non fosse che oggi ho un terribile mal di testa, stamattina mi sentivo bene, ma subito dopo aver caricato la merce ed essermi messo in marcia ho iniziato a stare male, ad avere delle brutte sensazioni, sento freddo, mi lacrimano gli occhi…”

“Avrai preso l’influenza” gli dissi interrompendo la sua lista di malanni.

“Probabile, non vedo l’ora di tornare a casa!” mi rispose, e dopo aver finito il caffè con entrambe le mani partendo dal viso si tirò i capelli all’indietro con l’intento di buttarsi alle spalle quel malessere.

Firmai il suo registro di consegne ,ci salutammo e lo accompagnai con lo sguardo mentre si allontanava a bordo del suo mezzo ,stringendo al petto il mio regalo! 

Notai subito che il pacco era stato imballato con cura, una scatola rettangolare di circa 50 cm per 30. Il mittente, stranamente, non era ben leggibile, e da quel poco che si riusciva a decifrare nemmeno italiano, quei caratteri confusi stonavano molto in quel contesto di perfezione e simmetria, mi diressi verso la  macchina parcheggiata nel piazzale e riposi nel sedile con delicatezza il mio prezioso tesoro proveniente da chissà quale paese. Quell’indirizzo illeggibile e misterioso donò nuova linfa alla mia fantasia che ora attribuiva alla bambola un ipotetico valore economico superiore al prezzo d’acquisto, forse una rara porcellana cinese? Tornai al lavoro con la mente inebriata da facili guadagni sperando di aver fatto uno di quegli affari che raccontano i rigattieri nei mercatini domenicali , quelle storie di impreviste opportunità e incredibili botte di fortuna che illudono gli affaristi e facilitano la vendita di roba inutile e di nessun valore!

La giornata lavorativa trascorse lentamente, tra conti da revisionare e scartoffie varie, ero stato tentato durante la pausa pranzo di aprire il pacco ma mi imposi di farlo una volta tornato a casa.

Finalmente giunsero le 18:00 , il mio turno in azienda si era concluso e potevo fiondarmi in macchina dove ad aspettarmi c’era un passeggero speciale!

“Ti sono mancato?” sussurrai al pacco allacciandomi la cintura di sicurezza.

“Tra poco arriveremo a casa e potrai mostrarti in tutto il tuo splendore”.

Fui più veloce del solito e mi sorpresi diverse volte a posare la mano sulla scatola ogni volta che frenavo bruscamente per evitare che la bambola potesse scivolare dal sedile.  

Le luci del vialetto di casa erano spente , mia moglie e mio figlio non erano ancora tornati , era mercoledì, giorno di palestra per loro e questo voleva dire che avevo casa libera fino alle 20:00, e più di un’ora a disposizione per analizzare bene la mia bambolina e scandagliare ogni angolo, anche il più remoto, del web in cerca di informazioni che potessero raccontarmi qualcosa in più sul mio misterioso acquisto.

Mi slacciai la cravatta che feci letteralmente volare sopra la sedia della camera da letto (conscio del fatto che mi sarebbe costato un ammonizione verbale da parte di mia moglie), mi diressi verso quello che doveva essere un salone ma che in realtà si era trasformato nella <mia stanza>, un posto dove avevo proiettato la cameretta ideale che non avevo avuto da adolescente in casa dei miei. Avevo montato un enorme libreria che occupava un intero lato e vi avevo riposto tutti i libri che possedevo oltre a dvd e oggetti da collezione vari che mia moglie vedeva solo come suppellettili attira polvere!

Adagiai la scatola sul tavolo, accesi una sigaretta e come un medico forense inizia ad analizzare quel corpo che giaceva inerme. Passai le mani sull’elegante carta rigata che faceva da involucro, soffermandomi su quei caratteri strani e sbiaditi, come se sfiorandoli con i polpastrelli potessi metterli in ordine in maniera leggibile.  

Mi decisi a strappare via quella carta che lasciò il posto ad una scatola in cartoncino duro, color avorio. Faceva bella mostra di sè al centro del coperchio la scritta Dolly contornata da una corona di violette.

“Dolly!” esclamai! “Ecco come ti chiami, benvenuta nella tua nuova casa”.

Tolsi il coperchio e rimasi senza fiato! Era la bambolina più bella che avessi mai visto in tutta la mia vita, aveva i capelli nerissimi con sfumature blu scuro, lunghi e lisci , una deliziosa frangetta le copriva la fronte, la testa, le mani e i piedi erano in porcellana e avevano il colore della pelle umana, il tutto impreziosito da un vestitino d’organza color canna da zucchero che le nascondeva le gambe lasciando scoperti solo i piedini. 

I suoi occhi erano scuri e profondi, un espressione a metà tra il broncio e il sorriso le donavano un’ aria malinconica e le sue labbra rosa violacee formavano quasi una “o” come se dovesse parlare da un momento all’altro.

La mia estasi non durò a lungo perchè poco dopo aver tolto il coperchio una puzza terribile di fiori marci infestò la camera in concomitanza col mio nome pronunciato ad alta voce.

“Marcello!”

Sobbalzai sulla sedia, controllai l’orologio, erano le 19:15 cosa che escludeva che quella fosse la voce di mia moglie appena rientrata in casa.

Guardai fisso la bambola per alcuni secondi, mi soffermai sulle sue labbra e scoppiai in una fragorosa risata.

“Ahahahaha questa bambolina mi sta facendo perdere la testa”

Anche quel terribile puzzo era svanito, eravamo solo io e Dolly, che ,di grazia, non parla, le bambole non parlano e non conoscono il nome del loro proprietario.

La tolsi dalla scatola e la misi a sedere sulla libreria. 

Sul fondo della scatola finemente rivestita in seta rosa imbottita, trovai un bigliettino logoro, con ancora una volta dei caratteri confusi, sgranati, simili a delle incisioni rupestri, strani simboli. Sul retro un lungo elenco di quelli che avevano tutto l’ aspetto di nomi e cognomi, caratteri molto piccoli scritti in rosso e da quel che mi sembrava anche a mano. 

In basso a sinistra 4 cifre: 1666.

“1666? Possibile che questa bambola abbia circa 350 anni?”

Fui colto da un lievissimo mancamento, se veramente si fosse trattato di una bambolina del 1666 il suo valore avrebbe sfiorato quello di migliaia di euro, altro che 19,90!

Tremolante e colto dalla febbre dell’oro, portai alla bocca una sigaretta mentre la scena di “the ecstasy of gold” de “Il buono il brutto e il cattivo” scorreva nella mia testa sparata a tutto volume da un altoparlante piazzato in un angolo del mio cervello.

Dolly fu la prima parola che scrissi su google, ma non portò ai risultati sperati, mi impegnai nella produzione delle definizioni più disparate da scrivere nel motore di ricerca per trovare delle risposte alle mie mille domande: bambole antiche, immagini di bambole di porcellana, ma niente mi mostrava ciò che volevo vedere.

Ero chino sul tablet, le mie mani si muovevano freneticamente , come operai altamente specializzati costruivano parole , spostavano pagine, scorrevano immagini, fu in quel momento che una voce femminile mi riportò alla realtà.

 “Marcello!”

Era mia moglie , era tornata. 

“Quante volte ti devo ripetere di mettere la cravatta nell’armadio?” “Sono stufa di ripetere sempre le stesse cose” mi diceva rassegnata venendo in camera.

“Amore che cosa hai?” mi disse in tono pacato. Si avvicinò ulteriormente toccandomi la fronte , “ti senti bene? Hai un aspetto orribile!” 

“Sto benissimo” risposi seccato.

Avevo trascorso gli ultimi 40 minuti su google senza rendermi minimamente conto che fossero già le 20:00.

“Guarda!” Mi rivolsi a mia moglie indicandole la bambolina seduta sulla libreria, “non è la creatura più bella che l’uomo abbia mai creato? E non solo è bellissima , è pure rara, vecchia di oltre 350 anni e indovina un po’ l’ho comprata solo per 19,90€!”

“Tu sei tutto scemo!” Fu la sua risposta schietta e sincera, “non solo ha un aspetto da negozio dei cinesi, ma è pure terribilmente brutta , spero non avrai intenzione di lasciarla lì sulla libreria questa befana!”

“Befana?”chiesi indispettito, “forse non ti rendi conto che potrebbe essere una gallina dalle uova d’oro e renderci felici con parecchi soldi”

“Si come con tutte le cose d’antiquariato che compri a 10 e valgono 1” mi rimproverò, “vieni in cucina che c’è da preparare la cena, e sbarazzati di quell’orribile pupazzo” tuonò.

Apparecchiai  in religioso silenzio, dentro di me risuonavano sordi i suoi rimproveri, mi sentivo ferito e incompreso.

A tavola le bottiglie fungevano da muraglia cinese separando l’offeso dalla saccente, mentre nostro figlio ridacchiava sommesso consapevole della guerra fredda che c’era in atto.

Quella sera le chiacchiere di un talk show colmarono i lunghi silenzi assordanti che regnavano in cucina. Fui il primo ad abbandonare il campo di battaglia battendo in ritirata verso la camera da letto.

Aprii gli occhi, la sveglia sul comodino segnava le 4:04, la casa era particolarmente fredda, mi girai verso mia moglie e notai che anche a letto aveva costruito la sua muraglia cinese utilizzando uno scaldino che faceva da terzo incomodo tra me e lei.

Dovevo aver dormito malissimo perché mi si palesò subito un violentissimo mal di testa dovuto forse ad una errata postura sul cuscino, un bicchiere d’acqua non avrebbe migliorato la situazione ma di sicuro avrebbe giovato alla mia gola secca e al mio palato asciutto. Attraversando il corridoio vidi che la luce del salone era accesa.

“Tanto sono io che pago le bollette” borbottai inviperito. Giunto in salotto la mia magnifica bambolina era ancora li dove la avevo lasciata ieri pomeriggio. “Buonanotte” le augurai e spensi la luce. Appena uscito dalla stanza un tonfo secco, amplificato dal silenzio della notte, mi fece balzare il cuore in bocca e mi provocò una tachicardia. Un brivido mi attraversò dalla testa ai piedi facendomi bloccare sul posto. Tornai sui miei passi , accesi la luce e trovai un libro per terra, poco più avanti a pancia sotto la mia adorata bambolina, temendo il peggio, che le si fosse spaccata la testa la sollevai da terra immediatamente e con immensa gioia mi accorsi che fortunatamente non si ruppe. Raccolsi anche il libro “cose preziose” e li riposi entrambi sulla libreria.

Tremando per il freddo insopportabile raggiunsi la cucina, bevvi il mio bel bicchiere d’acqua e tornai a letto.

Quella mattina verso le nove ricevetti un whatsapp da mia moglie, era un messaggio vocale, si disperava perché aveva avuto un incubo.

“Stanotte ho sognato di andare in bagno, ho aperto la porta e ho trovato seduta sulla tazza del water quella maledetta bambolina, ha alzato la testa verso di me , mi ha sorriso. Poi le sono spuntati dei denti aguzzi ha aperto la bocca con un espressione inferocita e mi è balzata sulla faccia. A quel punto mi sono svegliata sudatissima. Non mi piace questa fottuta bambola, sbarazzatene appena torni dal lavoro.”

Non le risposi e a volerci pensare bene quel tonfo di stanotte della bamboline e del libro volati dalla libreria assumevano un significato diverso, mi inquietava.

Non feci in tempo a poggiare il telefonino sul tavolo che un’altra notifica richiese la mia attenzione, era mio figlio.

Il messaggio diceva :”ciao pà, stamattina verso le 5 mi sono svegliato, sentivo un freddo da morire e avevo una sete incredibile, mentre attraversavo il corridoio con la coda dell’occhio mi è parso di aver visto qualcosa che sgusciava verso il bagno, ti prego non darmi del deficiente ma mi era sembrata la bambola. Passando dal bagno non ho avuto il coraggio di guardare, mi sono precipitato a bere il mio bicchiere d’acqua e sono tornato di corsa nella mia camera, la luce del salone era accesa ma pensando a quella bambolina non ho avuto nessuna voglia di andare a spegnerla”

“Sei sicuro che fossero le 5 di mattina?” Digitai.

“Certo, ho guardato il telefono” mi rispose immediatamente.

Come era possibile? Un’ora prima mi ero alzato io e avevo spento personalmente la luce. 

“Perché me lo chiedi?” mi domandò?

“Così” risposi mentendo, non volevo raccontargli quello che mi era successo prima e neppure dell’incubo di sua madre.

“Hai sentito la mamma?” gli scrissi.

“Sono a casa, non mi sento bene e non sono andato a scuola, mamma è andata in farmacia per prendere delle pillole”.

“Va bene, cerca di riposare e rimani a letto” mi premurai a rispondere.

Quei messaggi mi stravolsero la giornata, avevo bisogno di alzarmi un attimo, uscire fuori e accendermi una sigaretta.

Il telefonino cominciò a squillare, non feci in tempo a rispondere e a dire pronto che uno tsunami di parole mi travolse in pieno.

“ tuo figlio mi ha appena chiamato terrorizzato, mi ha detto che dal salone provengono un sacco di rumori come se qualcuno lanciasse in aria tutti i tuoi libri, uno dietro l’altro”

“Dove sei tu?” Chiesi frastornato.

“Sono in macchina , sono quasi arrivata a casa, vieni ti prego” mi implorò.

Mi precipitai in macchina ancora incredulo ma preoccupato per quello che avevo sentito, chiamai subito mio figlio.

“Matteo che succede?” Chiesi preoccupato.

“Papà non lo so, nel salone c’è un casino, tutti i tuoi libri sono per terra, tutta la libreria è stata svuotata.”

“Dove sei adesso? La mamma sta arrivando”

“Sono in cucina, ho paura papà” mi disse.

“Chiudi la porta e aspetta mamma , sto arrivando anch’io”. Riagganciai e premetti l’acceleratore così a fondo che credetti di sfondare la carrozzeria della macchina.

Sfrecciai per la strada ad una velocità criminale, arrivato a casa vidi mia moglie che scendeva dalla macchina in preda al panico, la chiamai “Anna aspettami”.

La raggiunsi ed entrammo insieme. Trovammo Matteo seduto sul divano, pallido con gli occhi cerchiati di nero e le lacrime che gli rigavano il volto.

“Amore siamo qui” lo rassicurai. Sua madre gli si buttò addosso e lo abbracciò scoppiando a piangere, io mi presi di coraggio , afferrai un grosso coltello da cucina e aprii la porta.

Il silenzio era snervante, percorsi il corridoio molto lentamente serrando in mano il coltello , entrai in salotto ma con enorme stupore niente di quello che diceva mio figlio era vero, nessun libro per terra, tutto era al suo posto…

Cercavo di capire ma non mi capacitavo, di pari passo alla tensione si allentava anche la stretta della mano sul coltello.

“Anna, Matteo, venite qui!” Li chiamai mentre continuavo a scrutare attentamente ogni cm della stanza, “è tutto a posto, venite”

Non appena Matteo arrivò nella stanza scoppiò in un pianto inconsolabile.

“Papà te lo giuro, qui dentro c’era il caos, c’era tutto rovesciato per terra, i libri venivano scagliati sul pavimento con forza, come se qualcuno si divertisse a lanciarli, te lo giuro, non ti sto dicendo delle bugie”

Guardai Anna negli occhi, sia lei che io eravamo confusi ma sollevati, lei strinse al petto Matteo e mi unii anch’io a quell’abbraccio affettuoso, Matteo continuava a dire che fosse tutto vero, che non era pazzo, si disperava mentre Anna lo stringeva a se ancora più forte.

Ci spostammo tutti e tre nella stanzetta di Matteo per metterlo a letto e tranquillizzarlo.

Mi avvicinai al suo letto per spostare le coperte e sistemare il cuscino. 

Alzai le lenzuola e qualcosa mi punse le dita, tirai ancora più forte e sbucò dal letto quello che doveva essere la mia adorata bambolina, ma la sua espressione era malvagia, aveva la bava alla bocca che teneva spalancata mostrando una dentatura mostruosa, emise delle urla angoscianti e ci saltò addosso. Poi il buio.

“Quanto ancora ha intenzione di andare avanti con questa storia signor Rossi?” Mi chiese spazientito l’agente.

“Glielo dico io come sono andate le cose” mi disse guardandomi negli occhi.

“Lei ha comprato questa benedetta bambola su internet, quando sua moglie le ha detto che non gli piaceva avete litigato, si è sentito umiliato perché lei era convinto di aver fatto un grosso affare, è stato deriso anche da suo figlio. Poi mentre lei era al lavoro ha continuato a litigare al telefono con sua moglie e suo figlio, a quel punto è tornato a casa in preda ad un raptus omicida si è armato di un grosso coltello da cucina , dove le faccio notare ci sono le sue impronte, ed ha infierito contro i suoi familiari, poi mentre ha provato a togliersi la vita sono sopraggiunti gli agenti che erano stati allarmati dal suo titolare che l’aveva sentito litigare al telefono e dire cose senza senso e che l’ha visto allontanarsi di corsa con la macchina.”

“Non è vero, non sono stato io, dovete credermi, è stata la bambola, quella bambola è il male”

“Sbattete questo pazzo dietro le sbarre” disse l’agente ai suoi. “Avrà tempo per pensare ai suoi sbagli e ammettere le sue colpe”

“Commissario dobbiamo mettere agli atti anche la storia della bambola?”

“Certo, anzi è proprio grazie alla bambola che possiamo imputargli il reato di omicidio premeditato”

“In che modo?” chiese incuriosito l’appuntato.

“Prenda la scatola che contiene la bambola e la porti qui” fece il Commissario di polizia.

“Adesso tolga la bambola dalla scatola e prenda quel bigliettino che si trova sul fondo della scatola”

“Commissario non si capisce niente , è pieno di simboli strani”

“Appuntato guardi sul retro”

“C’è un elenco di nomi e cognomi scritti a mano”

“Adesso legga gli ultimi 3 nomi appuntato “

“Matteo Rossi, Anna Rossi e Marcello Rossi”

“Adesso capisce perché è stato premeditato?”

“ Che bastardo, spero possa marcire in carcere” si augurò l’appuntato.

Attualmente Marcello Rossi è detenuto presso il carcere di San Vittore.

La bambola è stata messa agli atti, riposta nella sua scatola e catalogata come prova presso il deposito del commissariato di Napoli.

Si dice che durante i turni di notte dal deposito del commissariato si sentono risatine e scatole che volano per terra ma puntualmente tutto viene trovato in perfetto ordine. 

Il fatto veramente strano è che gli ultimi 3 agenti incaricati di sorvegliare il deposito si siano ammalati misteriosamente di malattie incurabili, ma questa è solo una coincidenza…dicono…