Le strade libere che in determinate circostanze, quando si combinano luci e pioggia, appaiono caramellate , la città che dorme sotto il mantello argentato della luna. Tutto è ovattato, i rumori sono distanti e ogni cosa sembra muoversi a rallentatore, tutto è più lento, anche le volanti della polizia che ti sfrecciano accanto, spiegano le sirene un centinaio di metri prima, ti sparano due colpi di abbaglianti per farti spostare e in silenzio scivolano via come le pantere.

Preparare la moka a mezzanotte è un rito al quale non posso sottrarmi prima di entrare in servizio. Potrei farlo ad occhi chiusi. Nel silenzio della notte ogni suono in casa è amplificato. Svitare la caffettiera, versare l’acqua nella caldaia facendo attenzione a non superare metà buchino della valvola, riempire il filtro di caffè senza pressarlo. Adoro il suono del cucchiaino che colpisce il lavello , dell’accensione del gas e del coperchio della caffetteria quando si chiude, così sgraziato ma caratteristico. Dopo qualche minuto , il tempo che di solito impiego a sciacquarmi la faccia e vestirmi, arriva il gorgoglio dell’oro nero, la cucina si satura di quell’odore che prende a schiaffi  la mente prepotentemente : il caffè è pronto.

Lo verso quasi tutto nel termos e ne lascio una tazzina da consumare subito e a seguire  la prima sigaretta della giornata.

È come mettere in moto la macchina, la fiamma che brucia il tabacco e produce un iniezione di fumo velenoso che entra in circolo nel mio corpo. Aria calda che mi scalda i polmoni e che mi fa tossire. Prima o poi questo vizio mi ucciderà.

Amo lavorare di notte, lo faccio da 40 anni da quando ero poco più che un ventenne.

Ho incontrato gente di ogni tipo e vissuto le situazioni più assurde e sono sicuro che tu hai voglia di ascoltarle. Mi chiamo Mario e sono un tassista di notte.